Grazia Badari

Grazia Badari nasce a Luzzara, Re, vive e lavora a Motteggiana, Mn. Insegnante di scuola primaria, ora non più in attività, ha sempre coltivato le sue grandi passioni: il Disegno e la Pittura. Dal 2007 vi si dedica a tempo pieno, cogliendo successi di pubblico e segnalazioni ai vari concorsi a cui ha partecipato. Dopo aver approfondito la tecnica pittorica, si è avviata all’arte astratta, affinando le sue capacità presso l’Accademia Cignaroli a Verona e presso l’Atelier “Settembre 89”, a Mantova. Ha completato il suo percorso seguendo corsi guidati per l’arte scultorea e l’incisione con il Maestro virgiliano Carlo Bertolini. Vive l’arte in tutte le sue manifestazioni, così che il suo estro creativo possa incanalarsi nell’espressione che al momento giudica più congeniale al soggetto. Segue un suo percorso emozionale, tra l’astratto e il materico, ma supportato dai colori ad olio, e l’astratto-informale, puramente pittorico. La sua passione per l’arte la porta ad un’incessante ricerca di nuove tecniche pittoriche, trasferendo sulla tela la materia: gesso, sabbia, cenere ed altri elementi naturali che diventano protagonisti. Ha esposto nelle principali città italiane: Roma, Torino, Firenze, Genova, Parma, Reggio Emilia, Mantova, nonché a Colonia(Germania) e Parigi: Carrousel, al Louvre, sia in Personali che in Collettive. E’membro di diverse Associazioni: “Amici del Premio Suzzara” e di “Amici della Galleria”, Suzzara (Mn) e di “Galleria Vitale da Bologna”, Bologna. Dicono di lei… “Il percorso artistico di Grazia Badari ha nel Po il suo filo conduttore: dalla fanciullezza trascorsa a Luzzara nei pressi del grande fiume alla sua casa di Sailetto accanto all’argine e ai paesaggi delle ampie golene; la sua sensibilità artistica si è così formata a contatto con questi elementi che riemergono negli aspetti basilari della sua pittura. La sua espressione artistica è fiorita dal talento per il disegno, dall’acquisizione di un proprio stile come conquista di una libertà interiore e intellettuale. Ha così dipinto le opere fondamentali del suo itinerario, ispirato ai racconti dei temi classici come nel “Viaggio di Odisseo” o al mito platonico della caverna. Ha iniziato la stesura dei suoi dipinti con composizioni cromatiche intense, riferendosi al futurismo nelle forme geometriche e nelle luminose vibrazioni dei suoi rossi, fino al rosa delicato della sua “Aurora”. Anche la definizione del suo stile, dalla brezza dell’informale al materico dei riflessi delle sabbie, s’ispira alla ricchezza “narrativa” del fluire delle acque e alle geometrie create intorno all’uomo. Ha dipinto “Interno notturno”, in cui la stessa materia riverbera toni e luci come un rifluire della memoria, dei segreti della psiche, ‘disegnando’, un po’in penombra le figure del mito o quelle dell’anima. A Villa Mirra di Cavriana, Grazia Badari, espone i suoi ‘Panorami Interiori’, come espressione di una maturità creativa in armonia con la vita degli elementi e del Po, che coglie in fotografia nei momenti delle loro rivelazioni: nel vortice blu delle acque dove navigò Matilde, alla ampie scansioni storiche delle campagne Padane. Di recente alcuni paesaggi, come ‘Argini’ e ‘Canne al vento’, sono resi in tonalità lievi su segni e strutture materiche, che sembrano annullare i limiti temporali dell’esperienza: infatti le linee verdi degli argini e i gialli caldi delle canne rivelano l’incanto e il senso delle intuizioni metafisiche dello spirito. Prof.re Rino Battistini “Si tratta di emozioni espresse all’apparenza in modo casuale, eppure ogni quadro rivela equilibri rigorosi nelle forme e nello spazio, per quelle pennellate leggere ed aeree. Visioni aperte, queste di Grazia Badari, che sembrano distendersi su un’iniziale e spontanea espansione cromatica, la quale sembra provenire da un’invenzione lirica e poetica del tutto soggettiva. Emergono, poi, figure silenziose collocate in uno spazio strutturato concettualmente, in cui l’artista, cancellando il riconoscibile, crea un’ambientazione teatrale di tinte dirompenti, in linee sinuose. Infine, in una scelta legata alla partecipazione passionale, l’autrice utilizza colori di una naturalità ancora possibile. Il confine tra realtà e forma è quindi labile e la riconoscibilità sussiste, in ogni caso, come memoria frammentata. Paolo Levi “…Grazia ha imparato, anche velocemente, che un minuscolo frammento di mondo, il suo, quello della sua visione, viene manipolato, travestito, trasformato in sequenza infinita di spazi, di ambienti, di atmosfere e l’ipotesi stessa di celarlo più che evidenziarlo, diventa primaria su qualsiasi forma di riconoscibilità, di qualsiasi riferimento ad una realtà. E l’opera ci colloca tra natura, storia,e mito, in modo sottile, spesso subdolo e allusivo, perché rimanda, come si è detto, alle vicende millenarie del fare artistico, alla lunga, e certo non lineare sequenza di quell’anello costituito, per dirla con Platone, dal ‘miraggio’ dell’artista, che ora noi sappiamo non è una proiezione interiore ma “la ricostruzione non solo l’apparenza dell’immagine, ma anche tutti i campi sensibili di cui hai consapevolezza”… Prof.re Marzio Dall’Acqua.